In mostra la storia dell'Arma dei Carabinieri


Ogni luogo del territorio italiano ha visto e vede tuttora la presenza viva dell’Arma dei Carabinieri, la cui opera si è fatta conoscere, apprezzare, stimare ovunque in Italia e all'estero. Nel corso dei quasi 200 anni della loro storia i Carabinieri hanno segnato il corso degli eventi al fianco dei cittadini, assistendoli, difendendoli, divenendo in questo modo parte integrante della nostra quotidianità.
Per celebrare l'operato dell'Arma e ricordare i momenti più significativi dalla sua istituzione ad oggi, l'Associazione Veicoli Storici Militari Emilia Romagna con patrocinii istituzionali di rilievo, ha progettato la mostra Nei secoli fedele allestita negli spazi della Sala Miceti di Imola (Bo) dall'1 novembre 2008 all'11 gennaio 2009.
Orario: dal giovedì alla domenica 10-12.30 e 15.30-18.30


Gli organizzatori della mostra Nei secoli fedele comunicano che al pubblico che parteciperà alla conferenza di sabato 10 gennaio, ore 17, dedicata a "I Carabinieri nell'ambito delle missioni di Pace" verrà fatto omaggio del pregevole catalogo della mostra e del calendario ad essa dedicato.
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venerdì 9 gennaio 2009

Storia dei carabinieri: la Grande Guerra

Nel maggio 1915, nell’immediatezza della Grande Guerra, venne mobilitato il Reggimento Carabinieri; la forza complessiva era di 65 ufficiali e di 2.500 tra sottufficiali e truppa. A questa unità si aggiunsero un Gruppo Squadroni, 257 plotoni e 168 Sezioni, per un totale di 500 ufficiali e quasi 20.000 sottufficiali e carabinieri.
Il Reggimento ed il Gruppo Squadroni costituirono unità d’impiego, mentre le Sezioni ed i Plotoni vennero assegnati, per servizi di polizia militare, al Comando Supremo, all’Intendenza Generale, ai Comandi e alle Intendenze d’Armata ed infine ad ogni Comando di Divisione di Fanteria e Cavalleria. Presso quei reparti i Carabinieri agirono non solo nelle retrovie, ma anche nelle posizioni di prima linea, ai posti di medicazione, agli sbocchi dei camminamenti, nei punti di passaggio obbligato, lungo le strade e le direttrici di marcia delle truppe operanti.
I compiti loro assegnati erano: esecuzione dei bandi per i militari e per le popolazioni, recapito di ordini, servizi di sicurezza, polizia giudiziaria per i reati militari e comuni, vigilanza sanitaria, assistenza ai feriti, ordine interno dei centri abitati, sicurezza delle comunicazioni, prevenzione e repressione dello spionaggio.
I Carabinieri si confermarono all’altezza delle loro tradizioni, distinguendosi nelle battaglie dell’Isonzo, del Carso, del Piave, sul Sabotino, sul San Michele ed in particolare nei combattimenti sulle pendici del Podgora. Durante il conflitto caddero 1.400 Carabinieri; i feriti furono 5.000. A reparti e singoli militari furono conferiti: 1 Croce dell’Ordine Militare d’Italia, 4 Medaglie d’Oro, 304 d’Argento, 831 di Bronzo, 801 Croci di Guerra al Valor Militare, migliaia di encomi solenni.
Il 5 giugno 1920, per il complesso delle operazioni svolte nella I Guerra Mondiale, la Bandiera dell’Arma fu insignita della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare:
“Rinnovellò le sue più fiere tradizioni con innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo, dando validissimo contributo alla vittoria delle armi d’Italia”.
Da allora, la data del decreto, 5 giugno, venne scelta per celebrare l’anniversario della fondazione dell’Arma.


Storia dei carabinieri: il primo centenario dell'Arma


Al traguardo del primo centenario della fondazione, il 13 luglio 1914, l’Arma dei Carabinieri si presentò nel pieno della sua efficienza, irrobustita dall’esperienza di 100 anni di attività in ogni settore della vita pubblica.
L’opinione pubblica, attraverso la stampa, manifestò all’Arma tutta la sua riconoscenza ed ammirazione. E’ interessante rileggere alcuni passi di quello che scrisse sull’”Illustrazione Italiana”, ormai 100 anni or sono, Alfredo Comandini:
“ Compiono domani, 13 luglio, i cento anni dalla istituzione del popolarissimo “benemerito” Corpo dei Carabinieri Reali. In questi tempi potrà parere, forse, un anacronismo commemorare l’istituzione di un Corpo che ha per sua missione principale e suprema la vigilanza perché siano mantenuti e rispettati l’ordine e la legge, limiti inevitabili di ogni libertà. Ma, grazie a Dio, nonostante le acquiescenze e gli scetticismi degli uni, i sovraeccitamenti e le calcolate aberrazioni degli altri, la gente che ama la libertà nell’ordine è ancora la maggioranza, non che in Italia, in tutto il mondo civile. Se in realtà è molto affievolito nelle coscienze il rispetto per quel carabiniere morale che si chiama da secoli e secoli Iddio, è tanto più vero che occorre ogni giorno viemeglio la presenza di quell’altro Domineddio di carne ed ossa che si chiama il “carabiniere” il quale fa mirabilmente l’ufficio suo…… Il popolo italiano serba sinceramente rispetto e gratitudine per questi caratteristici soldati, che nei piccoli paesucoli lontani sono gli unici rappresentanti dell’ordine, della legge, gli unici garanti della libertà e del diritto, i soli argini al prorompere dei malanni ed ai tentativi colposi…… Girano, a due a due, serii, calmi, cadenzati…… Carabiniere solo – dicono le ragazze del popolo – novità! Due: fortuna, marito. E quando i due buoni neri ragazzi si avanzano sul peso dei loro passi misurati un poco dondolanti e qualche fanciulla del popolo cammina loro incontro, essi, quasi inconsciamente, le aprono il passo, e la fanciulla, le fanciulle passano in mezzo, sorridenti e contente, a questo augurio di fortuna!Vi è in questo simpatico pregiudizio come la sintesi psicologica della simpatia, che accompagna da cento anni i Carabinieri, in mezzo ai quali, passano ogni giorno, fidenti, le simboliche figure dell’ordine, della legge, della libertà”.



Storia dei carabinieri: la campagna italo-turca

I Carabinieri svolsero con abnegazione ed efficienza i loro compiti, sia di carattere militare che di polizia, durante la Campagna contro i Turchi in Libia.
Il 29 settembre 1911 il Governo Italiano dette il via alla conquista della Libia ed il 5 ottobre successivo le prime truppe sbarcarono a Tripoli; al loro seguito c’era anche il Capitano Craveri con lo scopo di organizzare il servizio d’ordine e sicurezza.
Allo stesso modo, 4 Sezioni mobilitate vennero inviate in Tripolitania col Corpo di Spedizione del Generale Caneva.
Nei giorni successivi, i CCRR allargarono il loro dispositivo alla Cirenaica ed alla fine dello stesso mese di ottobre si intraprese l’organizzazione del servizio territoriale con l’istituzione di un Comando Superiore dei Carabinieri talché, di pari passo con i successi militari, si procedeva alla dislocazione delle Stazioni.
Ma i Carabinieri parteciparono anche a tutti i combattimenti ai quali fu interessato il Regio Esercito, certamente con piccoli reparti, ma con un eroismo e con uno spirito di sacrificio che contribuirono a scrivere pagine importanti della storia del colonialismo italiano: 4 militari dell’Arma caddero a Sciara-Sciat (23-24 ottobre 1911), mentre non si contarono vittime nel successo di Sidi Messri (26 ottobre); si fecero valere ad Ain Zara e Bir Tobras (dicembre). Occorre infine ricordare il contributo alla battaglia delle due Palme (12 marzo 1912) che registrò l’eroismo del Vicebrigadiere Bartolomeo San Lorenzo.
Il 4 e 5 maggio le truppe italiane sbarcarono anche a Rodi, occupando tutto il Dodecaneso; i Carabinieri, ed in particolare il Tenente Mattea, si distinsero nei combattimenti per la conquista del villaggio fortificato di Phitos.
Al termine delle ostilità l’Arma era ben articolata su tutto il territorio acquisito e la presenza dei Carabinieri a protezione delle principali attività sociali ebbe importanti ripercussioni politiche ed economiche, sia sul piano organizzativo dei nuovi territori, sia per il largo favore goduto da parte della popolazione.
Il complesso dell’opera svolta dall’Arma dei Carabinieri in Africa Settentrionale meritò alla sua Bandiera una Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Storia dei carabinieri: il terremoto di Reggio Calabria e Messina

All’alba del 28 dicembre 1908, alle ore 5 e 21, ebbe luogo una prima tremenda scossa di terremoto che colpì Messina, Reggio Calabria e le fasce costiere settentrionali ed orientali della Sicilia. Messina, epicentro del sisma e del contemporaneo maremoto, subì una vera catastrofe.
Reggio e molti altri centri limitrofi alle due città riportarono danni gravissimi. Risultarono distrutti gli ospedali, le comunicazioni furono completamente interrotte e le macerie dei crolli sommersero ogni scorta alimentare.
Centinaia di migliaia furono gli abitanti morti o gravemente feriti, tra essi numerose autorità locali e 11 carabinieri della Stazione di Messina. La situazione creata dal sisma si rivelò immediatamente disperata.
L’Arma partecipò sin dall’inizio alle operazioni di soccorso, prima con i militari della Legione di Palermo e di Bari, poi con contingenti inviati da altre Legioni. Compito dei Carabinieri, oltre a quello di soccorrere i sinistrati e concorrere al ripristino dei servizi essenziali, fu di combattere i criminali, molti dei quali fuggiti dalle carceri distrutte, e particolarmente gli sciacalli, che cercavano di impossessarsi dei valori delle banche e di altri importanti Enti danneggiati dal terremoto.
Numerosi furono perciò i conflitti a fuoco con i malviventi, al punto che le autorità dovettero proclamare lo stato d’assedio, che perdurò nelle città di Reggio Calabria e Messina dall’8 gennaio al 14 marzo 1909.
L’opera dell’Arma, infaticabile ed eroica, fu premiata con la concessione alla sua Bandiera della Medaglia d’Oro di Benemerenza, espressamente istituita in tale occasione. La stessa decorazione venne assegnata anche al maggiore Carlo Tua ed al
vicebrigadiere Mario Realacci. 32 Medaglie d’Argento, 82 di Bronzo, sempre di Benemerenza, 33 menzioni onorevoli e 1.029 encomi solenni premiarono i particolari meriti di altrettanti militari tra ufficiali, sottufficiali e carabinieri che si prodigarono e si distinsero durante le drammatiche giornate di Reggio Calabria e di Messina.

Storia dei carabinieri: lotta alla criminalità a cavallo di due secoli

Alla fine del XIX secolo destava particolare allarme la recrudescenza della criminalità, soprattutto in Sardegna, con epicentro nel Nuorese, ove operavano con successo il Vicebrigadiere Gasco, piemontese, ed il Brigadiere Cau, sardo.
Dopo numerosi successi contro le agguerrite bande, la mattina dell’11 luglio 1899 si giunse all’epilogo finale con il gruppo che si riunì intorno ai fratelli Serra-Sanna, nell’aspra contrada di Morgogliai di Orgosolo. La scena si apriva con il Brigadiere Cau, camuffato da contadino e con un potente cannocchiale, che riuscì ad individuare il covo dei banditi e tracciò lo schizzo del luogo. Il comandante, Capitano Petella, chiamò a raccolta 150 carabinieri e 60 soldati, dando il via a quella che fu paragonata ad una “caccia grossa”. La capacità dei militari, in particolare del maresciallo Gasco, consentì l’eliminazione della feroce banda.
Al termine dell’operazione, il Brigadiere Cau ottenne la Medaglia d’Oro al V.M., mentre il Capitano Petella ed il Vicebrigadiere Gasco quella d’argento.
Ma anche il resto della Penisola subiva la recrudescenza della criminalità:
- il 24 ottobre 1896, nei dintorni di Capalbio (GR), 3 carabinieri riuscirono finalmente ad eliminare la minaccia del famoso bandito Tiburzi;
- il 1 novembre 1897, in provincia di Grosseto, i Carabinieri distrussero, nel corso di una vera battaglia, le bande Albertini, Menichetti, Ranucci ed Ansuini;
- in Calabria, nel 1899, ebbero qualche popolarità le gesta e la figura di Giuseppe Musolino che, evaso dal carcere di Gerace, durante la latitanza si rese colpevole di altri delitti; la sua cattura avvenne ad opera di militari della Legione di Ancona, nel 1901;
- anche in Puglia ci furono fenomeni sporadici di delinquenza organizzata; da menzionare la banda dei fratelli Frattaruolo, che negli anni 1895-1896 si insediò nel Gargano, acquistando presto triste fama; la banda fu sgominata da speciali squadriglie dopo lunghi servizi e numerosi conflitti a fuoco.
Furono quelli gli anni in cui i Carabinieri recitavano da protagonisti nelle pagine illustrate dei settimanali: non passava settimana che da qualche angolo d’Italia giungessero notizie dell’eliminazione delle più agguerrite bande criminali.

Storia dei carabinieri: la missione a Creta

Il 1° marzo 1886 nacque a Milano l’Associazione di Mutuo Soccorso fra congedati e pensionati dei Carabinieri: era l’antesignana dell’Associazione Nazionale Carabinieri, composta dai militari in congedo e da simpatizzanti dell’Arma che, ai nostri giorni, continuano anche una volta cessati dal servizio attivo a donare alla società il loro contributo attraverso opere di solidarietà e di protezione alle fasce più deboli.
Nel frattempo il Regno l’Italia si era sempre più inserito nelle vicende internazionali talché, quando la situazione nella piccola isola di Creta divenne incandescente, fu chiamato a contribuire con un proprio contingente di 600 uomini, tra i quali i Carabinieri comandati dal capitano Craveri, che favorirono la neutralizzazione del conflitto in atto tra turchi e greci.
La missione a Creta può essere considerata la prima delle missioni di peacekeeping di cui oggi i Carabinieri sono apprezzati protagonisti.
I Carabinieri operarono non solo per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, ma anche per costituire ed addestrare una Gendarmeria locale; il Capitano Craveri, grazie alla sua cultura ed alla sua abilità, riuscì a trasformare un territorio pericoloso e minato dalle rivalità etnico-religiose in un posto sicuro quanto una normale città europea. E fu sempre lui, assecondato dall’opera instancabile dei sui circa 100 subordinati, a marcare l’impronta duratura dei Carabinieri sulla Gendarmeria Cretese. I suoi successori (Caprini 1900-1903 e Monaco 1903-1906) saranno in grado di sedare la rivolta irredentista divampata il 23 marzo 1905, non solo riuscendo a riportare la calma, ma anche ottenendo la stima degli stessi capi dell’insurrezione.
Altri loro colleghi furono gli artefici della riorganizzazione della stessa Gendarmeria
ellenica e rimasero in Grecia fino al 1914. Perfino i Turchi furono colpiti dell’operato dei Carabinieri e li chiameranno nel 1904 a ristrutturare la Gendarmeria macedone.
Nell’ultimo scorcio del secolo e nei primi anni del ‘900 i militari dell’Arma fecero il giro del mondo per sedare la rivolta dei Boxer a Pechino (1900) e per offrire il loro aiuto alla nascita dei Carabinieri cileni (1909-1911).

giovedì 8 gennaio 2009

Storia dei carabinieri: in Eritrea

La presenza Italiana in Africa si può far risalire al 15 novembre 1865, data in cui la società ligure di navigazione “Rubattino” stipulò con i locali sultani il primo contratto, ispirato dal Governo, per l’acquisto della baia di Assab, in Dancalia.
Nel 1882 il Governo italiano assunse il possesso diretto di quella località e, nel maggio 1883, inviò ad Assab un nucleo di 4 carabinieri, agli ordini del Maresciallo Cavedagni, per istituirvi una stazione a tutela del traffico commerciale.
Per mantenere la sicurezza pubblica nella colonia, il sottufficiale si avvalse pure di indigeni, arruolandoli e dando vita alla figura degli “zaptiè”, cioè dei coloniali in servizio nell’Arma.
Nel 1885, poi, un piccolo Corpo di spedizione italiano sbarcò in Eritrea, a Massaua; del contingente facevano parte 10 carabinieri, agli ordini del tenente Amari di S.Adriano, che in seguito furono portati a 73 e costituirono un reparto denominato “Sezione Carabinieri d’Africa”. Purtroppo l’avventura coloniale fu densa di episodi tragici, quali l’eccidio di Dogali (1887), che comportarono il rafforzamento del dispositivo di occupazione e, per quanto riguarda i Carabinieri, la trasformazione della Sezione in Compagnia Carabinieri d’Africa, stanziata a Massaua.
L’attività dei Carabinieri Reali era particolarmente intensa: si trattava di operare in un ambiente culturalmente molto diverso nel quale, oltre ai normali reati, si dovevano fare i conti con le endemiche razzie e con l’attività dei predoni. I Carabinieri ed i loro zaptiè vissero in prima linea tutta l’avventura coloniale, condividendo i successi ed anche i rovesci (come la battaglia di Adua del 1896, alla quale partecipò il Capitano Amenduni con 20 carabinieri e 42 zaptiè), contribuendo alla stabilizzazione dell’autorità nazionale sull’Eritrea ed all’acquisizione del Benadir (poi Somalia), dimostrando notevole capacità professionale ed agile efficienza, qualità che consentirono loro di svolgere le funzioni informative e di sicurezza a favore di tutto il dispositivo italiano.
Intanto, il 14 marzo 1894, la Bandiera Nazionale veniva concessa alla Legione Allievi di Roma; essa diventerà la Bandiera di Guerra dell’Arma dei Carabinieri.

Storia dei carabinieri: Chiaffredo Bergia

Chiaffredo Bergia è il militare dell’Arma più decorato; la sua fama, ancor vivente, fu tale che egli divenne protagonista non solo dei fatti di cronaca della seconda metà del XIX secolo, ma anche delle fantasie popolari che lo individuarono come il simbolo della Giustizia in perenne lotta contro il male.
Nacque il 1° gennaio 1840 a Paesana (CN), in un’umile famiglia, e svolse il lavoro di facchino. A vent’anni chiese ed ottenne di far parte dei Carabinieri Reali; destinato alla Legione di Chieti quale carabiniere semplice, ebbe subito a che fare con le tante piccole masnade feroci che infestavano ancora il Meridione.
Promosso Vicebrigadiere, nel 1867 assunse il comando della Stazione di Campotosto (AQ), ove catturò, lo stesso anno, il famoso brigante Andriani. Nel 1868 fu la volta della banda Palombieri, sgominata nelle montagne tra le provincie dell’Aquila e di Teramo.
Nel 1870 lo troviamo a Vasto (CH) dove, al bosco della Dogliola, riuscì ad avere ragione della banda D’Alena e subito dopo anche di quella del famigerato Pomponio, che per quasi dieci anni aveva terrorizzato quelle popolazioni.
Nel luglio 1871, nella zona di Sulmona (AQ), con altri tre carabinieri cadde in un tranello organizzato dalla banda di Tola, ma con audacia e perizia riuscì a capovolgere la situazione ed a catturare il capo della masnada ed i suoi gregari.
Sempre nel 1871, venne promosso Maresciallo e nel 1880 addirittura Sottotenente; da ultimo, nel dicembre del 1891 conseguì il grado di Capitano. Si spense a Bari nel 1892.
Durante la sua prestigiosa carriera ebbe numerosissimi riconoscimenti non solo dalle autorità pubbliche ma anche di provenienza popolare. Tantissime le decorazioni ottenute, tra le quali spiccano una Croce dell’Ordine Militare di Savoia, una Medaglia d’Oro, tre d’Argento e due di Bronzo al Valor Militare.
Chiaffredo Bergia, come ebbe a scrivere un giornale dell’epoca “ fu prode fra i prodi, fu valoroso fra i valorosi; chi, come lui, raggiunse da umili principi meta gloriosa, e seppe solo per indomita virtù di animo segnare il suo nome fra i più benemeriti della Patria, deve servire di esemplare ricordo alla gioventù italiana”.

Storia dei carabinieri: verso Roma capitale

Una pagina poco nota della storia dell’Italia appena unificata – e molto importante anche per l’Arma – fu scritta nel 1866 con la rivolta del “sette e mezzo”, così detta dalla durata della sommossa che interessò Palermo e la Sicilia Occidentale. Il 15 settembre 1866, favorita anche dalla repulsione popolare per le pesanti norme imposte dal nuovo potere, le prime bande armate comparivano sulle montagne dominanti Palermo ed a centinai i ribelli calarono nei quartieri popolari.
Cera di tutto: evasi, disertori, ex impiegati borbonici, ecclesiastici espropriati ed anche mazziniani, saldati da un sordo odio antistatale. La “guerriglia” di Palermo poi si estese a Monreale, quindi a macchia d’olio a Misilmeri, Villabate, Bagheria.
La lotta fu cruenta e solo il 19 settembre, ripresesi dalla sorpresa, le forze dell’ordine passarono al contrattacco soffocando la rivolta; ma i Carabinieri, che più degli altri avevano subito il furore dei malintenzionati fino all’arrivo di un Corpo di spedizione, lasciarono sul terreno oltre 50 Caduti.
Ormai, però, l’obiettivo dell’unificazione di tutta la Penisola veniva perseguito senza sosta: all’alba del 20 settembre del 1870 le batterie d’artiglieria italiane batterono le mura di Roma e alle 9.45 si aprì il varco di Porta Pia. Quindici minuti dopo i Bersaglieri irruppero nella breccia: mescolate tra le truppe da assalto, entravano alla spicciolata anche le lucerne dei Carabinieri.
Ma il vero lavoro dell’Arma cominciò subito dopo l’entrata in Roma: in una settimana vennero eseguiti 192 arresti ed evacuati almeno 10.000 militari avversari. Appena dopo 12 giorni i CC.RR. furono chiamati ad organizzare la sorveglianza del plebiscito di annessione al Regno d’Italia: grazie alla loro opera le votazioni si svolsero senza incidenti. Nei tre anni successivi i Carabinieri furono in prima fila nella soluzione di tutti i problemi di polizia legati al trasferimento delle Istituzioni in una Capitale che si stava completamente ristrutturando.
Dopo che il Sovrano e la sua corte si insediarono nel Quirinale e dopo che anche il Parlamento si trasferì nella nuova e definitiva Capitale, venne ufficialmente creata, il 10 gennaio 1874, la Legione di Roma.
Il 30 settembre 1873, intanto, il Corpo dei Carabinieri Reali diventò ufficialmente “Arma dei Carabinieri Reali”.

mercoledì 7 gennaio 2009

Storia dei carabinieri: nascono i corazzieri

La carica di Pastrengo del 1848, oltre al suo significato strettamente militare, dimostrò anche come la scorta al Sovrano fosse fin d’allora affidata ai Carabinieri e come questi fossero ritenuti ben degni di assolvere i compiti speciali sin qui riservati alla Guardia.
Peraltro, già nell’aprile 1842, in occasione del torneo svoltosi a Torino per solennizzare le nozze del Duca di Savoia Vittorio Emanuele con Maria Adelaide di Lorena, era stato costituito, per la scorta d’onore, uno speciale Squadrone di Carabinieri Reali a cavallo, che venne poi disciolto a cessata esigenza.
Il 7 febbraio 1868, per ordine del Ministero della Guerra, vennero concentrati in Firenze 80 Carabinieri a cavallo, destinati come scorta d’onore al corteo reale che doveva formarsi allorquando la Principessa Margherita di Savoia, andando sposa al Principe Umberto, sarebbe entrata solennemente in città. I Carabinieri, nella circostanza, indossarono elmi e corazze che già erano stati impiegati in occasione delle nozze del Duca di Savoia.
Questa volta, però lo Squadrone formatosi in Firenze non venne subito dopo sciolto; fu invece destinato alla guardia degli appartamenti reali ed alla scorta d’onore alla persona del Re. Alla sua prima costituzione, l’organico prevedeva un Capitano comandante, 4 ufficiali, 9 sottufficiali e 69 carabinieri.
Tale reparto assunse, in breve volgere di tempo, varie denominazioni : “ Corazzieri”, “Guardie d’onore di S.M.”, “Carabinieri Reali Guardie del Corpo di S.M.”, “Drappello Guardie di S.M.”, “Carabinieri Guardie del Re”, nome questo che rimase sino a che durò la monarchia.
Quando la Real Casa, nel 1871, si trasferì da Firenze a Roma, la seguì un distaccamento di Carabinieri Guardie del Re al comando di un ufficiale subalterno. Formatasi la Legione Carabinieri di Roma, lo Squadrone passò a far parte della medesima e fu così riunito tutto nella Capitale, che ne divenne da allora la sede naturale. Caduta la monarchia, i Carabinieri hanno continuato a garantire la scorta e guardia d’onore al Presidente della Repubblica, assumendo di recente la denominazione ufficiale di “ Reggimento Corazzieri”.

Storia dei carabinieri: il brigantaggio

Nel 1860, quando i “Piemontesi” arrivarono nel Sud, apparvero a quelle popolazioni - storicamente abituate ad un alternarsi di dominatori – come nuovi usurpatori, talché poteva risultare anche patriottico opporsi in qualsiasi modo a questa nuova invasione; tutto, d’altronde, favoriva il brigantaggio: la grande povertà dei contadini, la rapacità di molti padroni, una certa immoralità più accentuata nelle classi dirigenti, poca necessità di lavorare per vivere, mancanza di strade. Su questa situazione intervennero ragioni politiche sostenute dalla Corte borbonica spodestata, finché non si pervenne al conflitto che richiese un tributo di Caduti superiore a tutte le guerre d’Indipendenza.
Contro le varie bande di briganti venne impiegato un esercito che raggiunse la cifra di 90 mila unità; l’Arma partecipò con una media di 4 mila militari (su un organico nazionale di 18.461 unità), nonché con oltre 2 mila militari schierati in Sicilia. L’impegno dei Carabinieri fu ricompensato con 1 Medaglia d’Oro al Valor Militare, 4 Croci dell’Ordine Militare di Savoia, 531 Medaglie d’Argento e 748 di Bronzo al Valor Militare.
Numerosi furono gli episodi tragici di quella che fu una guerra vera e propria, ma anche gli atti di eroismo:
- il 6 maggio 1862, a Monteleone (FG), il Brigadiere Pomero e 5 Carabinieri affrontarono una banda di 40 briganti che intendeva saccheggiare il paese;
- il 16 giugno 1863, a Martina Franca (TA), il Capitano Allisio, con una colonna di Carabinieri e Cavalieri, distrusse la banda del famigerato “Pizzichicchio”;
- il 10 dicembre 1863, a Montepeloso (MT), il brigadiere Reinino e pochi Carabinieri, sul punto di essere sopraffatti da 23 briganti a cavallo, caricarono alla baionetta, riuscendo ad avere ragione dei malviventi;
- il 13 marzo 1864, a Lagopesole (PZ), i Carabinieri e la Guardia Nazionale riuscirono ad aver ragione del feroce brigante “Ninco Nanco”.
I Carabinieri si distinsero nella lotta al brigantaggio non solo nella fase repressiva, ma soprattutto in quella preventiva svolta dalle Stazioni, mediante il servizio di informazioni, la cattura delle persone che favorivano i briganti ed ancora più con un’attività improntata sull’umanità ed il buon senso.

lunedì 22 dicembre 2008

Storia dei carabinieri: la III Guerra d'Indipendenza

Il 24 giugno 1864, per la prima volta, in una relazione ufficiale che la Commissione Affari Interni della Camera inviò al Governo, fu usato il termine “Benemerita” per indicare l’Arma dei Carabinieri; il titolo, che entrerà nell’uso comune soprattutto grazie alla riconoscenza popolare, accompagnerà l’Istituzione per tutta la sua vita.
Ma nel 1866 è ancora guerra con l’Austria, favorita dalla grave crisi di quest’ultima con la Prussia: al neocostituito Regno sembrò l’occasione per risolvere il problema della frontiera nord–orientale. Il 17 giugno iniziarono le ostilità degli alleati Italiani e Prussiani contro l’Austria: le forze nazionali, benché consistenti, risentivano dei problemi dovuti alla recente unificazione nonché di carenze di comando. Dopo cocenti insuccessi, quali Custoza e Lissa, e qualche vittoria, quali Bezzecca e Primolano, il 26 luglio tacquero le armi ed il Veneto venne acquisito al Regno.
L’Arma concorse alle operazioni con 1.000 uomini, che si distinsero nei combattimenti di Santa Croce, Villafranca, Borgoforte e, soprattutto, al fianco dei volontari del generale Garibaldi a Monte Suello e Condino, talché l’Eroe dei due Mondi li apprezzò formalmente con una lettera autografa.
E Garibaldi ed i Carabinieri si incontrarono ancora. Dopo l’acquisizione del Veneto, l’attenzione del Generale (e di tutto il Regno d’Italia) si concentrava su Roma: come suo solito, l’Eroe tendeva a raggiungere l’obiettivo in maniera diretta, con ciò creando problema diplomatici internazionali ed in particolare con la Francia. Nel settembre 1867, il Generale Garibaldi giunse a Sinalunga (SI), da dove, in poche ore, avrebbe potuto raggiungere lo Stato Pontificio, mettendo il Governo nella necessità di un pronto intervento: il delicato incarico fu affidato al Tenente Pizzuti che la notte del 24 penetrò nella sua abitazione, convincendolo a seguirlo. Condotto a Caprera, il Generale riusciva però ad allontanarsi ed il 20 ottobre successivo avviava una nuova operazione - fatta fallire dai Francesi - per raggiungere Roma.
Il Governò emanò un altro ordine di catturare Garibaldi, proprio per evitare una crisi internazionale; il terzo arresto fu eseguito dal Colonnello Camosso a Figline Valdarno, il 5 novembre 1867, con rischio di spargimento di sangue, in quanto il Generale viaggiava su un treno di volontari garibaldini: ancora una volta i Carabinieri avevano fatto il proprio dovere, anche a costo dell’incolumità e dell’impopolarità.

venerdì 19 dicembre 2008

Storia dei carabinieri: l'annessione degli stati preunitari

Si iniziò con la Lombardia, ceduta al Piemonte alla fine della guerra: a Milano venne inviato il Colonnello Trofimo Arnulfi che riuscirà ad incorporare, tramite selezione, la parte migliore della gendarmeria, consolidando il controllo sulla Regione.
Più complessa fu la situazione negli altri Stati dell’Italia Centro-Settentrionale (Granducato di Toscana, Ducati di Parma e Modena, legazioni pontificie ….. ), ove governi provvisori dichiararono decaduti i Sovrani e dove il Regno Sabaudo non poteva formalmente intervenire per non causare incidenti internazionali. In questo complicato e frenetico mosaico, i Carabinieri dovettero agire per riconvertire le gendarmerie locali in unità del Corpo, ancor prima che quegli Stati venissero ufficialmente annessi. Il ruolo dei CC.RR. non fu spettacolare, ma di estrema importanza per organizzare il nuovo potere Sabaudo; nei mesi in cui la sorte degli Stati italiani centrali non era affatto decisa, pochi ufficiali dei Carabinieri fissarono con discrezione ed energia gli avamposti del futuro Regno d’Italia.
La loro esperienza fu preziosa anche per affrontare un’impresa ancor più impegnativa: la conquista del Regno dei Borboni. La notte tra il 5 ed il 6 maggio 1860 cominciò avventurosamente l’impresa dei Mille; l’epica conquista comportò una successiva azione - meno esaltante ma altrettanto importante - per sottoporre quei territori al controllo sabaudo: il 14 luglio 1860 viene costituito il Corpo dei Carabinieri di Sicilia, in una situazione ancora ambigua, talché il primo Comandante, il Maggiore Massiera, e gli specialisti che lo seguirono, presentarono le dimissioni temporanee dal Corpo, per non creare problemi politici.
Analogamente, il 23 ottobre 1860, poco prima dello storico incontro di Teano – giunse a Napoli il Colonnello Arnulfi che provvide ad articolare il Corpo dei Carabinieri in Campania, anche attraverso una selezione particolarmente severa dei componenti della gendarmeria borbonica.
All’inizio del 1861, l’Arma presentava un organico di 500 Ufficiali e 20.000 sottufficiali e truppa. Il 18 febbraio 1861 vide la prima convocazione del Parlamento Italiano ed il 17 marzo successivo venne proclamato il Regno d’Italia.

giovedì 18 dicembre 2008

Storia dei carabinieri: la II Guerra d'Indipendenza

Le glorie raccolte sui campi di battaglia non facevano però dimenticare ai Carabinieri i loro doveri di protezione dei cittadini dalla criminalità, talché i militari dell’Arma continuarono in silenzio la loro lotta in tutto il Regno, conseguendo importanti successi soprattutto in Sardegna (Capitani Berlinguer e Castelli, Medaglie d’Oro al V.M.), ove un feroce banditismo - favorito da gravi ingiustizie sociali - creava una situazione intollerabile: nel solo 1841 gli omicidi, su una popolazione di 500 mila abitanti, furono 405, mentre i latitanti erano quasi 500 e le loro bande erano in grado di attaccare interi villaggi.
Ma i venti di guerra soffiavano nuovamente: nel 1859, Cavour raccolse i meriti della partecipazione alla Campagna di Crimea, stipulando un’alleanza difensiva con i Francesi di Napoleone III, che intervennero in aiuto del Regno di Sardegna quando gli Austriaci decisero di aggredirlo.
Traendo insegnamento dalle sconfitte del 1848-1849, dovute alla scarsa conoscenza del nemico ed a gravi carenze dei collegamenti, lo Stato Maggiore Piemontese decise di liberare i Carabinieri dai compiti di guida e scorta, per concentrarne l’impiego nei delicati servizi di informazione e polizia militare: nei punti strategici del fronte furono dislocati Ufficiali responsabili della raccolta di informazioni, mentre i più capaci sottufficiali e carabinieri operavano in borghese.
A loro era affidata una missione importante quanto pericolosa: lasciarsi superare dalle colonne austriache e continuare trasmettere rapporti; in caso di cattura, sarebbero stati fucilati senza complimenti come spie.
Il flusso delle informazioni favorirà le belle vittorie franco-piemontesi (Montebello, Magenta, Solferino, S.Martino), interrotte dall’armistizio di Villafranca (luglio 1859) che, se da una parte lasciò solo il Piemonte, dall’altra gli consentirà, praticamente senza violenza, l’annessione degli Stati dell’Italia centrale: sarà una complessa operazione di assistenza tecnica ed influenza politica che vedrà impegnati i Carabinieri, appena usciti da una guerra nella quale espressero ancora una volta il loro valore (20 Medaglie d’Argento e 25 di Bronzo al Valor Militare).

sabato 13 dicembre 2008

Storia dei carabinieri: la missione in Crimea

L’esito della I guerra d’Indipendenza fu nefasto e lasciò il Regno di Sardegna in uno stato di profonda prostrazione, mentre rimasero vivissime le simpatie per i patrioti che continuarono la loro lotta e le rivolte si moltiplicarono; in tale contesto, assunse il carattere di grande pericolo l’arrivo in Liguria del Generale Giuseppe Garibaldi, reduce dell’eroica e sfortunata impresa romana. Toccherà ai Carabinieri il compito di arrestare l’Eroe dei due Mondi per evitare il degenerare di una situazione già esplosiva: il 5 settembre 1849, a Chiavari, il Capitano Basso riuscì a farsi seguire da Garibaldi, a dire il vero soprattutto grazie alla collaborazione dello stesso Generale che calmerà gli animi degli scalmanati ormai decisi alla rivolta. Non sarà l’ultima volta che i Carabinieri incontreranno Garibaldi e saranno numerose le altre occasioni in cui i militari dell’Arma faranno il proprio dovere anche quando comporterà loro impopolarità e contestazioni.
Nel 1855 il Corpo dei Carabinieri avrà modo di esprimere il proprio valore anche fuori dai confini nazionali, nella guerra tra Russia e Turchia per il possesso del Bosforo; il conflitto era iniziato l’anno precedente con Francia e Inghilterra alleate dell’impero Ottomano. Cavour, con la lungimiranza politica che gli è giustamente riconosciuta, inviò a fianco delle potenze occidentali un Corpo di Spedizione Sardo che il 9 maggio 1855 sbarcò a Balaklava; di questo faceva parte un distaccamento di 70 carabinieri, al comando del capitano Emanuele Trotti, che si distinguerà nell’agosto successivo, durante la battaglia della Cernaia, nella difesa dalle colonne russe di un caposaldo detto “la Rocca dei Piemontesi”.
Per il resto della campagna i Carabinieri svolsero una preziosa e capillare opera di scorta, guida, polizia civile e militare, nonché di soccorso ai colpiti dall’epidemia di colera, che contribuirà ad infoltire il loro invidiabile medagliere: 4 medaglie militari ottomane, 4 francesi, 37 “di Crimea” inglesi, 27 “di Crimea” Sarde.
In Patria la vittoria della Cernaia e nella guerra di Crimea rappresentò un riscatto dall’onta di Custoza e di Novara ed una spinta ad assumere un ruolo più attivo nella politica internazionale.

mercoledì 10 dicembre 2008

Storia dei carabinieri: la Guerra d'Indipendenza e la carica di Pastrengo

Il 23 febbraio 1832, sul cappello del Carabiniere apparve per la prima volta la granata con fiamma: diventerà uno dei simboli più caratterizzanti dell’Istituzione. Subito dopo, il 25 giugno 1833, i Carabinieri adottarono il pennacchio rosso-blu, a piume corte per sottufficiali e militari di truppa, a piume lunghe e ricadenti a “salice piangente” per gli ufficiali.Ma gli anni ’40 del XIX secolo saranno indimenticabili per il nuovo vento di libertà, indipendenza ed uguaglianza che attraversava tutta l’Europa, e con essa il Regno di Sardegna: l’8 febbraio 1848 Re Carlo Alberto aveva proclamato lo Statuto, la prima carta costituzionale italiana (rimase vigente per un secolo), certamente ancora limitata per quanto riguardava i diritti del popolo e quelli individuali, ma certamente tale da porre le basi per un tremendo contrasto con l’Impero Asburgico, difensore dello status quo stabilito con la Restaurazione: e fu subito guerra!Per la prima volta l’Armata Sarda, adottò il tricolore in una guerra che non fu solo per l’indipendenza, ma anche per difendere i nuovi ideali contro un nemico enormemente più forte. Venne disposta la mobilitazione di 434 carabinieri a cavallo, ordinati in tre squadroni e tre mezzi squadroni. I tre squadroni di guerra costituirono un Corpo di cavalleria di riserva al servizio diretto del Re, con la possibilità di essere impiegati in combattimento.La loro importanza risultò chiara nell’episodio di Pastrengo del 30 aprile 1848: Re Carlo Alberto si era esposto troppo al fuoco avversario e rischiava di essere catturato da fucilieri austriaci. Il comandante degli squadroni, Maggiore Negri di Sanfront, non esitò un attimo a far scattare la carica: l’irruente ed inarrestabile impeto dei Carabinieri non solo valse la salvezza del Re, ma elettrizzò talmente l’Armata Sarda che la giornata poté concludersi con una meravigliosa vittoria.La Bandiera di Guerra dell’Arma Carabinieri verrà decorata con una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Sempre nel corso della I Guerra d’Indipendenza i Carabinieri ebbero modo di distinguersi a Verona, alle gole di Staffalo, sulle alture di Sommacampagna, a Milano e Peschiera, guadagnando alla Bandiera altre due Medaglie di Bronzo al V.M..


giovedì 4 dicembre 2008

Le prime uniformi dei Carabinieri

Il "Regolamento per gli uniformi" (datato 8 novembre 1814) stabiliva che la divisa del nuovo corpo dei carabinieri fosse comoda e non impacciasse i movimenti, ma sempre restando una bella unifrme ottocentesca elegante, ricca di
simboli e decorazioni.
La base della divisa era costituita da un abito "di panno color turchino, tagliato in modo che si adatti al corpo: sarà interamente abbottonato sul davanti sino alla cintura con nove grossi bottoni, e sarà assai comodo sul petto per non impedire il respiro e lasciare libertà di aprire le spalle".Maniche, falde e calzoni, dovevano essere comodi ed opportunamente dimensionati per non impedire i movimenti.Sopra poteva essere indossato un ampio cappotto di lana turchino per i carabinieri a piedi, mentre quelli a cavallo avevano un "mantello con maniche, colletto montante, ed una pellegrina, che discenda sin sotto il "gomito, abbottonata sul davanti". La pellegrina era una mantelletta corta da indossare sopra il mantello ed era prima caratteristica dei "romei", i pellegrini in viaggio per Roma.
I militi a cavallo portavano gli stivaletti, mentre quelli a piedi le mezze ghette da fanteria di maglia di lana nera. Una parte di rilievo era assunta dalle buffetterie di "buffala" bianca. Ridotte nell'uniforme attuale quasi sempre a simbolo distintivo, erano l'imbracatura essenziale per il trasporto di armi e munizioni. Il carabiniere a cavallo aveva: un cinturone bianco con pendagli per agganciarvi la sciabola lunga; la dragona da legare all'elsa della sciabola; la bandoliera con la classica giberna per polvere e palla, fregiata dalla granata in ottone, la rangona con un crocchio in ferro per agganciare la carabina quando si cavalcava. Bandoliera e
rangona si sovrapponevano da destra a sinistra sul petto e sulla spalla.La dragona è un laccio con fiocco che viene legato per un capo all'elsa della spada e per l'altro avvolto intorno al polso. Lo scopo è di rendere salda la presa dell'arma durante il combattimento a cavallo. Elemento funzionale inizialmente usato dai dragoni, una truppa di fanteria a cavallo, è diventato con il passare del tempo un elemento puramente decorativo. Bandoliera e rangona sono essenzialmente la stessa cosa, una larga striscia di cuoio, ma con funzioni diverse. La prima serve a portare le munizioni contenute nella borsa di cuoio detta giberna. La seconda sorregge la carabina durante i trasferimenti a cavallo. Bandoliera e giberna sono rimaste quasi le stesse nella divisa dei carabinieri di oggi, anche se essenzialmente ridotte al ruolo di distintivo. Nell'esercito la giberna è diventata una sacca di robusta tela mimetica per il trasporto dei caricatori. Se per il carabiniere a cavallo poteva sembrare che avesse addosso soltanto una fascia trasversale di cuoio bianco, tutto l'opposto era per il carabiniere a piedi, per il quale bandoliera con giberna e budriere si incrociavano sul petto.
Il budriere (o bodriere) era la buffetteria che serviva ad agganciare la daga e il fodero da baionetta.Completavano la tenuta una bretella per il fucile, il cinturone ed il fodero da baionetta, questo nero, che andava collegato al budriere.
Infine c'era la tradizionale lucerna nera, uguale per tutti i carabinieri, un alto cappello a due punte che non li abbandonerà più.
Il grillò era la voce dialettale piemontese per indicare la grovigliuola d'argento (minuscoli cordoncini) che serviva a decorare le spalline dell'uniforme.
(Testo liberamente tratto dal sito http://www.carabinieri.it/)




venerdì 21 novembre 2008

La storia dell'Arma: il regolamento del 1822 e la prima Medaglia d'oro al valor militare

Il nuovo re Carlo Felice, a seguito dei moti del 1821 che misero in luce non solo quanto le idee dei patrioti che chiedevano la costituzione fossero largamente condivise ma anche l’estrema fragilità della struttura di potere sabauda, dispose la regolamentazione dell’organizzazione statale e, in essa, anche del Corpo dei Carabinieri.
Nacque così il “Regolamento Generale del Corpo dei Carabinieri Reali”: in 631 paragrafi ed una serie di allegati fissò ogni aspetto del Corpo, disciplinandone l’organizzazione, le prerogative, le relazioni esterne, il servizio, l’ordine interno e la disciplina. Il Regolamento del 1822 indicò, tra l’altro, alcuni principi duraturi:
- i Carabinieri, tranne che per servizi d’ordinanza, devono essere sempre almeno due;
- devono considerarsi in servizio in qualunque circostanza ed a qualunque ora;
- devono sempre avere un contegno distinto, calmo, ma anche imparziale e umano.
Con lo stesso regolamento del 1822 vennero istituite due nuove Divisioni CCRR in Sardegna (Cagliari e Sassari), ove l’ordine pubblico era mantenuto fin dal 1726 dai Dragoni, dal 1819 Cacciatori Reali di Sardegna. A partire dal 1822 questi furono assorbiti dai Carabinieri Reali, per cui il Corpo crebbe a 3.000 unità.
Negli anni successivi la febbre dei moti, alimentata da profonde esigenze di progresso politico, continuava a salire; nel 1834 i rivoluzionari tentarono un’incursione nella Savoia con quattro colonne di fuoriusciti.
Solo una delle colonne riuscì nell’intento di occupare l’abitato di Les Echelles, catturando il Carabiniere Giovan Battista Scapaccino, impegnato in un’ordinanza; i rivoluzionari, circondatolo, gli imposero di abiurare il Re; al deciso rifiuto, lo abbatterono.
Carlo Alberto concesse al Caduto la Medaglia d’Oro al Valor Militare, la prima dell’Armata Sarda: ancora oggi i militari dell’Arma sono fieri di questo eroico predecessore, non certo per gli ideali politici espressi – oramai generalmente non condivisi - ma per l’esempio di fedeltà fino alla morte che avrebbe caratterizzato sempre le scelte dell’Istituzione.

mercoledì 19 novembre 2008

I duecento anni delle uniformi dei Carabinieri


Le uniformi dei Carabinieri, nel corso dei loro quasi 200 anni di storia, sono state un simbolo e una caratteristica importante di quest’Arma.
Alla loro storia e agli aspetti culturali che vi sono legati è dedicata la prossima conferenza, tenuta dal Ten. Col. Giancarlo Barbonetti, in programma nell’ambito della mostra Nei secoli fedele che si svolgerà Sabato 22 novembre 2008 – alla Sala G. Miceti (Imola – P.le Ragazzi del ’99) dalle ore 17.00 a cui parteciperanno anche dei figuranti che indosseranno divise storiche.
«I Carabinieri - spiega il Ten. Col. Giancarlo Baronetti - nacquero nel 1814 ed ebbero, come la Gendarmeria francese, uno status militare ed una duplice funzione, militare con il compito di difendere il Paese in guerra e civile quale forza di polizia a tutela della Legge. Il nuovo Corpo venne collocato per rango al primo posto dell’Armata e ciò, evidentemente, comportò l’adozione di fregi ed equipaggiamenti che qualificassero in modo inequivocabile la loro appartenenza, non solamente per valenza onorevole, ma anche operativa agli occhi degli onesti che ne richiedevano l’intervento, quanto dei malviventi che ne dovevano temere la presenza.»
«Affrontare l’argomento vasto ed articolato delle uniformi dell’Arma dei Carabinieri - continua Baronetti - è un esercizio complesso che va ben oltre la passione per lo studio, l’apprezzamento e la valutazione degli abiti e dei loro complementi. Le uniformi dei Carabinieri, sempre coerenti con il costume e la cultura delle diverse epoche, sono superbe, eleganti, raffinate, ma non sono solo questo: sono anche la Storia dell’Istituzione, del suo evolversi e del suo crescere al servizio dei cittadini.Nei quasi duecento anni di vita dell’Arma, l’uniforme indossata dai Carabinieri è stata uno dei simboli più rappresentativi dello Stato, sin nei luoghi più isolati.Le uniformi dell’Arma, dal 1814 ad oggi, sono state tante: possiamo contarne anche trecento considerando le variazioni parziali e le esigenze speciali. Sono mutate nella foggia, dall’abito di ispirazione “francese” delle origini alla tenuta del “Carabiniere di quartiere”. Sono cambiate nel colore, dal turchino scuro e celeste degli esordi al nero attuale, passando per una gamma di uniformi per la marcia, per il combattimento e per il servizio d’istituto. Sono variati tanti particolari, tante forme e tanti stili, ma c’è un filo conduttore che lega i due secoli di servizio e che si concretizza in quegli emblemi sempre presenti ed invariati, che sono propri della storia del Carabiniere: gli alamari d’argento rimasti brillanti nel tempo, la bandoliera con la sua giberna, nata per un’esigenza di carattere operativo ed oggi elemento inconfondibile di identificazione, e il cappello a due punte, la cosiddetta “lucerna”.L’uniforme è cambiata e cambierà ancora in funzione delle nuove necessità e dei nuovi costumi, ma i simboli che hanno segnato visivamente il tempo rappresentano sempre la continuità storica dell’Istituzione.Uniformi, perciò, non solo colori, stile e galloni, ma anche storia, cultura e memoria delle vicende di un’Istituzione che, già presente nel Regno di Sardegna, è stata protagonista dell’Unità d’Italia e si è proiettata fino ai giorni nostri, sempre intimamente legata alle sue tradizioni, ai suoi saldi valori morali ed ai suoi simboli immutabili. »

Si informa inoltre che venerdì 21 novembre alle ore 17 in occasione dello svelamento della Virgo Fidelis, bassorilievo in bronzo realizzato dall'artista Luigi Enzo Mattei, saranno presenti S.E. il Vescovo di Imola Tommaso Ghirelli, una rappresentanza della Giunta Comunale e un Generale del Comando Regionale dell’Arma dei Carabinieri.

mercoledì 12 novembre 2008

La storia dell'Arma: il battesimo del fuoco

Nel marzo 1815 Napoleone evase dal suo esilio nell’isola d’Elba, gettando nello scompiglio i sovrani appena restaurati, e tra essi i Savoia.
Fu subito guerra, ed il Regno di Sardegna offrì il suo determinante contributo alla coalizione antinapoleonica nel settore della Francia meridionale, dopo aver respinto le puntate nemiche in Savoia.
In tale contesto, l’Armata del Piemonte investì la piazzaforte di Grenoble, la cui presa non era affatto facile: soltanto una carica di cavalleria lanciata al momento opportuno poteva volgere il nemico in fuga, costringendolo ad arroccarsi nelle mura.
Era il 6 luglio 1815 quando il Comandante della colonna attaccante ripartì l’ordine di carica: fu il battesimo del fuoco per il nuovo Corpo, che partecipò all’irresistibile carica con un reparto di 34 uomini comandati dal Luogotenente Taffini d’Acceglio (molti anni dopo diverrà Comandante Generale dell’Arma). Il giorno dopo, Grenoble si arrese ed i Carabinieri ricevettero una lusinghiera menzione nell’ordine del giorno.
Purtroppo, nell’aprile dello stesso anno 1815, il giovane Corpo aveva già dovuto registrare il primo militare caduto in servizio, il Carabiniere Giovanni Boccaccio, della Stazione di Limone. Di pattuglia nelle campagne di Vernante (CN) con altri due colleghi per catturare una banda di nove evasi dal carcere di Cuneo, finì in un’imboscata notturna dei malfattori, rimanendo fulminato da un colpo di fucile.
Nel 1821, i moti insurrezionali finalizzati ad ottenere la Costituzione, non malvisti da Carlo Alberto, scossero il Regno Sabaudo, la sua Armata e pure il giovane Corpo; quest’ultimo riuscì ad adempiere ai doveri discendenti dal giuramento prestato, senza tuttavia venir meno ad una necessaria neutralità tra le rivendicazioni costituzionali e la fedeltà al Sovrano, grazie alle qualità degli Ufficiali ed al livello culturale superiore dei sottufficiali e della truppa (per essere arruolati nel Corpo occorreva saper leggere e scrivere, in un Paese ove l’80% della popolazione era analfabeta).
I Carabinieri Reali, nonostante la difficile situazione, uscirono dalla tempesta non solo indenni, ma con una pioggia di promozioni per sottufficiali e truppa.