Si informa che la conferenza prevista per domenica 28 dicembre è stata annullata per motivi tecnici.
Gli organizzatori della mostra Nei secoli fedele colgono l’occasione per porgervi i più sentiti auguri di Buone Feste.
In mostra la storia dell'Arma dei Carabinieri
Ogni luogo del territorio italiano ha visto e vede tuttora la presenza viva dell’Arma dei Carabinieri, la cui opera si è fatta conoscere, apprezzare, stimare ovunque in Italia e all'estero. Nel corso dei quasi 200 anni della loro storia i Carabinieri hanno segnato il corso degli eventi al fianco dei cittadini, assistendoli, difendendoli, divenendo in questo modo parte integrante della nostra quotidianità.
Per celebrare l'operato dell'Arma e ricordare i momenti più significativi dalla sua istituzione ad oggi, l'Associazione Veicoli Storici Militari Emilia Romagna con patrocinii istituzionali di rilievo, ha progettato la mostra Nei secoli fedele allestita negli spazi della Sala Miceti di Imola (Bo) dall'1 novembre 2008 all'11 gennaio 2009.
Orario: dal giovedì alla domenica 10-12.30 e 15.30-18.30
Gli organizzatori della mostra Nei secoli fedele comunicano che al pubblico che parteciperà alla conferenza di sabato 10 gennaio, ore 17, dedicata a "I Carabinieri nell'ambito delle missioni di Pace" verrà fatto omaggio del pregevole catalogo della mostra e del calendario ad essa dedicato.
lunedì 22 dicembre 2008
Storia dei carabinieri: la III Guerra d'Indipendenza
Il 24 giugno 1864, per la prima volta, in una relazione ufficiale che la Commissione Affari Interni della Camera inviò al Governo, fu usato il termine “Benemerita” per indicare l’Arma dei Carabinieri; il titolo, che entrerà nell’uso comune soprattutto grazie alla riconoscenza popolare, accompagnerà l’Istituzione per tutta la sua vita.
Ma nel 1866 è ancora guerra con l’Austria, favorita dalla grave crisi di quest’ultima con la Prussia: al neocostituito Regno sembrò l’occasione per risolvere il problema della frontiera nord–orientale. Il 17 giugno iniziarono le ostilità degli alleati Italiani e Prussiani contro l’Austria: le forze nazionali, benché consistenti, risentivano dei problemi dovuti alla recente unificazione nonché di carenze di comando. Dopo cocenti insuccessi, quali Custoza e Lissa, e qualche vittoria, quali Bezzecca e Primolano, il 26 luglio tacquero le armi ed il Veneto venne acquisito al Regno.
L’Arma concorse alle operazioni con 1.000 uomini, che si distinsero nei combattimenti di Santa Croce, Villafranca, Borgoforte e, soprattutto, al fianco dei volontari del generale Garibaldi a Monte Suello e Condino, talché l’Eroe dei due Mondi li apprezzò formalmente con una lettera autografa.
E Garibaldi ed i Carabinieri si incontrarono ancora. Dopo l’acquisizione del Veneto, l’attenzione del Generale (e di tutto il Regno d’Italia) si concentrava su Roma: come suo solito, l’Eroe tendeva a raggiungere l’obiettivo in maniera diretta, con ciò creando problema diplomatici internazionali ed in particolare con la Francia. Nel settembre 1867, il Generale Garibaldi giunse a Sinalunga (SI), da dove, in poche ore, avrebbe potuto raggiungere lo Stato Pontificio, mettendo il Governo nella necessità di un pronto intervento: il delicato incarico fu affidato al Tenente Pizzuti che la notte del 24 penetrò nella sua abitazione, convincendolo a seguirlo. Condotto a Caprera, il Generale riusciva però ad allontanarsi ed il 20 ottobre successivo avviava una nuova operazione - fatta fallire dai Francesi - per raggiungere Roma.
Il Governò emanò un altro ordine di catturare Garibaldi, proprio per evitare una crisi internazionale; il terzo arresto fu eseguito dal Colonnello Camosso a Figline Valdarno, il 5 novembre 1867, con rischio di spargimento di sangue, in quanto il Generale viaggiava su un treno di volontari garibaldini: ancora una volta i Carabinieri avevano fatto il proprio dovere, anche a costo dell’incolumità e dell’impopolarità.
Ma nel 1866 è ancora guerra con l’Austria, favorita dalla grave crisi di quest’ultima con la Prussia: al neocostituito Regno sembrò l’occasione per risolvere il problema della frontiera nord–orientale. Il 17 giugno iniziarono le ostilità degli alleati Italiani e Prussiani contro l’Austria: le forze nazionali, benché consistenti, risentivano dei problemi dovuti alla recente unificazione nonché di carenze di comando. Dopo cocenti insuccessi, quali Custoza e Lissa, e qualche vittoria, quali Bezzecca e Primolano, il 26 luglio tacquero le armi ed il Veneto venne acquisito al Regno.
L’Arma concorse alle operazioni con 1.000 uomini, che si distinsero nei combattimenti di Santa Croce, Villafranca, Borgoforte e, soprattutto, al fianco dei volontari del generale Garibaldi a Monte Suello e Condino, talché l’Eroe dei due Mondi li apprezzò formalmente con una lettera autografa.
E Garibaldi ed i Carabinieri si incontrarono ancora. Dopo l’acquisizione del Veneto, l’attenzione del Generale (e di tutto il Regno d’Italia) si concentrava su Roma: come suo solito, l’Eroe tendeva a raggiungere l’obiettivo in maniera diretta, con ciò creando problema diplomatici internazionali ed in particolare con la Francia. Nel settembre 1867, il Generale Garibaldi giunse a Sinalunga (SI), da dove, in poche ore, avrebbe potuto raggiungere lo Stato Pontificio, mettendo il Governo nella necessità di un pronto intervento: il delicato incarico fu affidato al Tenente Pizzuti che la notte del 24 penetrò nella sua abitazione, convincendolo a seguirlo. Condotto a Caprera, il Generale riusciva però ad allontanarsi ed il 20 ottobre successivo avviava una nuova operazione - fatta fallire dai Francesi - per raggiungere Roma.
Il Governò emanò un altro ordine di catturare Garibaldi, proprio per evitare una crisi internazionale; il terzo arresto fu eseguito dal Colonnello Camosso a Figline Valdarno, il 5 novembre 1867, con rischio di spargimento di sangue, in quanto il Generale viaggiava su un treno di volontari garibaldini: ancora una volta i Carabinieri avevano fatto il proprio dovere, anche a costo dell’incolumità e dell’impopolarità.
venerdì 19 dicembre 2008
Tanti appuntamenti nel fine settimana
Fine settimana ricco di appuntamenti quello alle porte: sono infatti quattro le iniziative che avranno luogo sabato 20 e domenica 21 dicembre nell’ambito della mostra Nei secoli fedele allestita alla Sala Miceti di Imola.
Si comincia sabato 20 dicembre dalle ore 14 con l’annullo postale, che avrà luogo nei locali della mostra a cura del Circolo Filatelico imolese. Lo stesso pomeriggio, alle ore 17 inizierà la tavola rotonda dedicata al grande illustratore militare imolese Quinto Cenni, alla quale interverranno il Colonnello Zarcone, Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, e il Generale Angelo Renato Boggia. A Quinto Cenni è dedicata una sezione della mostra Nei secoli fedele, in cui è raccolto materiale molto interessante relativo alle opere dell’illustratore, messo a disposizione, oltre che da privati cittadini, anche dalle biblioteche di Imola e Forlì, le cui direttrici Dott.ssa Baruzzi e Dott.ssa Emiliani sono state invitate a partecipare alla tavola rotonda.
La conferenza di domenica 21 dicembre (sempre alle ore 17), invece, sarà dedicata alle applicazioni tecniche impiegate dall’Arma: il M.A.s.UPS Rotante Salvatore e il M.A.s.UPS Pizzano Roberto parleranno in particolare dei sistemi tecnologici di telecomunicazioni con sistemi PR,trasmissione dati, radio e dell’uso delle tecnologie del Carabiniere di Quartiere al servizio del cittadino.
Infine nelle giornate di sabato e domenica, negli orari di apertura della mostra sarà possibile vedere ed acquistare il Calendario storico 2009 dell’Arma dei Carabinieri che quest’anno è dedicato alle regioni italiane, con particolare attenzione alla nostra città in considerazione anche della mostra Nei secoli fedele che sta riscuotendo grande successo ed aprrezzamento. Basti sottolineare che delle 5 illustrazioni dedicate all’Emilia Romagna, due ritraggono Imola: si tratta di una riproduzione della Rocca del 1875 di fronte alla quale sostano due Carabinieri con un carro (il loro mezzo di trasporto di allora), mentre una seconda illustrazione ritrae la Rocca di oggi con due Carabinieri motociclisti.
Si comincia sabato 20 dicembre dalle ore 14 con l’annullo postale, che avrà luogo nei locali della mostra a cura del Circolo Filatelico imolese. Lo stesso pomeriggio, alle ore 17 inizierà la tavola rotonda dedicata al grande illustratore militare imolese Quinto Cenni, alla quale interverranno il Colonnello Zarcone, Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, e il Generale Angelo Renato Boggia. A Quinto Cenni è dedicata una sezione della mostra Nei secoli fedele, in cui è raccolto materiale molto interessante relativo alle opere dell’illustratore, messo a disposizione, oltre che da privati cittadini, anche dalle biblioteche di Imola e Forlì, le cui direttrici Dott.ssa Baruzzi e Dott.ssa Emiliani sono state invitate a partecipare alla tavola rotonda.
La conferenza di domenica 21 dicembre (sempre alle ore 17), invece, sarà dedicata alle applicazioni tecniche impiegate dall’Arma: il M.A.s.UPS Rotante Salvatore e il M.A.s.UPS Pizzano Roberto parleranno in particolare dei sistemi tecnologici di telecomunicazioni con sistemi PR,trasmissione dati, radio e dell’uso delle tecnologie del Carabiniere di Quartiere al servizio del cittadino.
Infine nelle giornate di sabato e domenica, negli orari di apertura della mostra sarà possibile vedere ed acquistare il Calendario storico 2009 dell’Arma dei Carabinieri che quest’anno è dedicato alle regioni italiane, con particolare attenzione alla nostra città in considerazione anche della mostra Nei secoli fedele che sta riscuotendo grande successo ed aprrezzamento. Basti sottolineare che delle 5 illustrazioni dedicate all’Emilia Romagna, due ritraggono Imola: si tratta di una riproduzione della Rocca del 1875 di fronte alla quale sostano due Carabinieri con un carro (il loro mezzo di trasporto di allora), mentre una seconda illustrazione ritrae la Rocca di oggi con due Carabinieri motociclisti.
Storia dei carabinieri: l'annessione degli stati preunitari
Si iniziò con la Lombardia, ceduta al Piemonte alla fine della guerra: a Milano venne inviato il Colonnello Trofimo Arnulfi che riuscirà ad incorporare, tramite selezione, la parte migliore della gendarmeria, consolidando il controllo sulla Regione.
Più complessa fu la situazione negli altri Stati dell’Italia Centro-Settentrionale (Granducato di Toscana, Ducati di Parma e Modena, legazioni pontificie ….. ), ove governi provvisori dichiararono decaduti i Sovrani e dove il Regno Sabaudo non poteva formalmente intervenire per non causare incidenti internazionali. In questo complicato e frenetico mosaico, i Carabinieri dovettero agire per riconvertire le gendarmerie locali in unità del Corpo, ancor prima che quegli Stati venissero ufficialmente annessi. Il ruolo dei CC.RR. non fu spettacolare, ma di estrema importanza per organizzare il nuovo potere Sabaudo; nei mesi in cui la sorte degli Stati italiani centrali non era affatto decisa, pochi ufficiali dei Carabinieri fissarono con discrezione ed energia gli avamposti del futuro Regno d’Italia.
La loro esperienza fu preziosa anche per affrontare un’impresa ancor più impegnativa: la conquista del Regno dei Borboni. La notte tra il 5 ed il 6 maggio 1860 cominciò avventurosamente l’impresa dei Mille; l’epica conquista comportò una successiva azione - meno esaltante ma altrettanto importante - per sottoporre quei territori al controllo sabaudo: il 14 luglio 1860 viene costituito il Corpo dei Carabinieri di Sicilia, in una situazione ancora ambigua, talché il primo Comandante, il Maggiore Massiera, e gli specialisti che lo seguirono, presentarono le dimissioni temporanee dal Corpo, per non creare problemi politici.
Analogamente, il 23 ottobre 1860, poco prima dello storico incontro di Teano – giunse a Napoli il Colonnello Arnulfi che provvide ad articolare il Corpo dei Carabinieri in Campania, anche attraverso una selezione particolarmente severa dei componenti della gendarmeria borbonica.
All’inizio del 1861, l’Arma presentava un organico di 500 Ufficiali e 20.000 sottufficiali e truppa. Il 18 febbraio 1861 vide la prima convocazione del Parlamento Italiano ed il 17 marzo successivo venne proclamato il Regno d’Italia.
Più complessa fu la situazione negli altri Stati dell’Italia Centro-Settentrionale (Granducato di Toscana, Ducati di Parma e Modena, legazioni pontificie ….. ), ove governi provvisori dichiararono decaduti i Sovrani e dove il Regno Sabaudo non poteva formalmente intervenire per non causare incidenti internazionali. In questo complicato e frenetico mosaico, i Carabinieri dovettero agire per riconvertire le gendarmerie locali in unità del Corpo, ancor prima che quegli Stati venissero ufficialmente annessi. Il ruolo dei CC.RR. non fu spettacolare, ma di estrema importanza per organizzare il nuovo potere Sabaudo; nei mesi in cui la sorte degli Stati italiani centrali non era affatto decisa, pochi ufficiali dei Carabinieri fissarono con discrezione ed energia gli avamposti del futuro Regno d’Italia.
La loro esperienza fu preziosa anche per affrontare un’impresa ancor più impegnativa: la conquista del Regno dei Borboni. La notte tra il 5 ed il 6 maggio 1860 cominciò avventurosamente l’impresa dei Mille; l’epica conquista comportò una successiva azione - meno esaltante ma altrettanto importante - per sottoporre quei territori al controllo sabaudo: il 14 luglio 1860 viene costituito il Corpo dei Carabinieri di Sicilia, in una situazione ancora ambigua, talché il primo Comandante, il Maggiore Massiera, e gli specialisti che lo seguirono, presentarono le dimissioni temporanee dal Corpo, per non creare problemi politici.
Analogamente, il 23 ottobre 1860, poco prima dello storico incontro di Teano – giunse a Napoli il Colonnello Arnulfi che provvide ad articolare il Corpo dei Carabinieri in Campania, anche attraverso una selezione particolarmente severa dei componenti della gendarmeria borbonica.
All’inizio del 1861, l’Arma presentava un organico di 500 Ufficiali e 20.000 sottufficiali e truppa. Il 18 febbraio 1861 vide la prima convocazione del Parlamento Italiano ed il 17 marzo successivo venne proclamato il Regno d’Italia.
giovedì 18 dicembre 2008
Storia dei carabinieri: la II Guerra d'Indipendenza
Le glorie raccolte sui campi di battaglia non facevano però dimenticare ai Carabinieri i loro doveri di protezione dei cittadini dalla criminalità, talché i militari dell’Arma continuarono in silenzio la loro lotta in tutto il Regno, conseguendo importanti successi soprattutto in Sardegna (Capitani Berlinguer e Castelli, Medaglie d’Oro al V.M.), ove un feroce banditismo - favorito da gravi ingiustizie sociali - creava una situazione intollerabile: nel solo 1841 gli omicidi, su una popolazione di 500 mila abitanti, furono 405, mentre i latitanti erano quasi 500 e le loro bande erano in grado di attaccare interi villaggi.
Ma i venti di guerra soffiavano nuovamente: nel 1859, Cavour raccolse i meriti della partecipazione alla Campagna di Crimea, stipulando un’alleanza difensiva con i Francesi di Napoleone III, che intervennero in aiuto del Regno di Sardegna quando gli Austriaci decisero di aggredirlo.
Traendo insegnamento dalle sconfitte del 1848-1849, dovute alla scarsa conoscenza del nemico ed a gravi carenze dei collegamenti, lo Stato Maggiore Piemontese decise di liberare i Carabinieri dai compiti di guida e scorta, per concentrarne l’impiego nei delicati servizi di informazione e polizia militare: nei punti strategici del fronte furono dislocati Ufficiali responsabili della raccolta di informazioni, mentre i più capaci sottufficiali e carabinieri operavano in borghese.
A loro era affidata una missione importante quanto pericolosa: lasciarsi superare dalle colonne austriache e continuare trasmettere rapporti; in caso di cattura, sarebbero stati fucilati senza complimenti come spie.
Il flusso delle informazioni favorirà le belle vittorie franco-piemontesi (Montebello, Magenta, Solferino, S.Martino), interrotte dall’armistizio di Villafranca (luglio 1859) che, se da una parte lasciò solo il Piemonte, dall’altra gli consentirà, praticamente senza violenza, l’annessione degli Stati dell’Italia centrale: sarà una complessa operazione di assistenza tecnica ed influenza politica che vedrà impegnati i Carabinieri, appena usciti da una guerra nella quale espressero ancora una volta il loro valore (20 Medaglie d’Argento e 25 di Bronzo al Valor Militare).
Ma i venti di guerra soffiavano nuovamente: nel 1859, Cavour raccolse i meriti della partecipazione alla Campagna di Crimea, stipulando un’alleanza difensiva con i Francesi di Napoleone III, che intervennero in aiuto del Regno di Sardegna quando gli Austriaci decisero di aggredirlo.
Traendo insegnamento dalle sconfitte del 1848-1849, dovute alla scarsa conoscenza del nemico ed a gravi carenze dei collegamenti, lo Stato Maggiore Piemontese decise di liberare i Carabinieri dai compiti di guida e scorta, per concentrarne l’impiego nei delicati servizi di informazione e polizia militare: nei punti strategici del fronte furono dislocati Ufficiali responsabili della raccolta di informazioni, mentre i più capaci sottufficiali e carabinieri operavano in borghese.
A loro era affidata una missione importante quanto pericolosa: lasciarsi superare dalle colonne austriache e continuare trasmettere rapporti; in caso di cattura, sarebbero stati fucilati senza complimenti come spie.
Il flusso delle informazioni favorirà le belle vittorie franco-piemontesi (Montebello, Magenta, Solferino, S.Martino), interrotte dall’armistizio di Villafranca (luglio 1859) che, se da una parte lasciò solo il Piemonte, dall’altra gli consentirà, praticamente senza violenza, l’annessione degli Stati dell’Italia centrale: sarà una complessa operazione di assistenza tecnica ed influenza politica che vedrà impegnati i Carabinieri, appena usciti da una guerra nella quale espressero ancora una volta il loro valore (20 Medaglie d’Argento e 25 di Bronzo al Valor Militare).
martedì 16 dicembre 2008
Una tavola rotonda dedicata all’ illustratore imolese Quinto Cenni.

Sarà la riproduzione in scala 1 a 1 dell’aereo con cui i grandi piloti Francesco Baracca ed Ernesto Cabruna si cimentarono nei cieli della Grande Guerra, ad accogliere i partecipanti alla tavola rotonda dedicata al grande illustratore militare imolese Quinto Cenni, che si svolgerà sabato 20 dicembre dalle ore 17 alla Sala Miceti e alla quale interverranno il Colonnello Zarcone, Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, e il Generale Angelo Renato Boggia. A Quinto Cenni è dedicata una sezione della mostra Nei secoli fedele, in cui è raccolto materiale molto interessante relativo alle opere dell’illustratore, messo a disposizione, oltre che da privati cittadini, anche dalle biblioteche di Imola e Forlì, le cui direttrici Dott.ssa Baruzzi e Dott.ssa Emiliani sono state invitate a partecipare alla tavola rotonda. Ma l’appuntamento di sabato 20 dicembre avrà un ulteriore arricchimento con l’annullo postale, che avrà luogo nei locali della mostra a partire dalle ore 14 a cura del Circolo Filatelico imolese.
La prima opera significativa di Quinto Cenni risale al 1862, e si tratta di un saggio eseguito a penna inviato al Comune di Imola perché si rendesse conto delle sue capacità e gli destinasse, come studente orfano, un sussidio. Dopo gli studi che gli fruttarono la medaglia di bronzo dell'Accademia di Brera, nel 1870, Cenni iniziò a collaborare come illustratore con numerose riviste di prestigio tra cui "Epoca", "Emporio pittoresco" (Sonzogno), "La cultura moderna", la "Rivista Illustrata Garbini", "La lettura", "Lo spirito folletto", "Emporium" e, soprattutto, l’"Illustrazione Italiana" (Treves). I temi delle illustrazioni erano principalmente militari, ma illustrò anche vari libri, tra cui: "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, "Ettore Fieramosca" e "Niccolò De' Lapi" di Massimo D'Azeglio, "L'assedio di Firenze" di Domenico Guerrazzi.
Le sue capacità artistiche ed il settore specialistico in cui operava, quello degli illustratori che all’epoca in Italia non erano molti, gli permise di raggiungere velocemente un grande successo sia in patria che all’estero: ricevette ad esempio dall'Inghilterra l’incarico di riprodurre i più celebri monumenti italiani, quello di disegnare una medaglia del Genio Reale Britannico e di illustrare le vicende militari di cui fu protagonista il generale Durant. Giuseppe Garibaldi da Caprera scambiava con Cenni una fitta corrispondenza fornendogli notizie su combattimenti e sulla Legione Italiana di Montevideo. Nel 1876 Cenni conobbe il Gen. Genova Thaon di Revel che gli permise una grande conoscenza dell'ambiente militare. Dal 1878 al 1897 l’illustratore imolese pubblicò numerosi importanti volumi e, dal 1887, "L'Illustrazione militare italiana" rivista da lui fondata e finanziata che forniva una completa informazione per quanto riguardava le tradizioni, la storia e la struttura dell'Esercito Italiano.
La prima opera significativa di Quinto Cenni risale al 1862, e si tratta di un saggio eseguito a penna inviato al Comune di Imola perché si rendesse conto delle sue capacità e gli destinasse, come studente orfano, un sussidio. Dopo gli studi che gli fruttarono la medaglia di bronzo dell'Accademia di Brera, nel 1870, Cenni iniziò a collaborare come illustratore con numerose riviste di prestigio tra cui "Epoca", "Emporio pittoresco" (Sonzogno), "La cultura moderna", la "Rivista Illustrata Garbini", "La lettura", "Lo spirito folletto", "Emporium" e, soprattutto, l’"Illustrazione Italiana" (Treves). I temi delle illustrazioni erano principalmente militari, ma illustrò anche vari libri, tra cui: "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, "Ettore Fieramosca" e "Niccolò De' Lapi" di Massimo D'Azeglio, "L'assedio di Firenze" di Domenico Guerrazzi.
Le sue capacità artistiche ed il settore specialistico in cui operava, quello degli illustratori che all’epoca in Italia non erano molti, gli permise di raggiungere velocemente un grande successo sia in patria che all’estero: ricevette ad esempio dall'Inghilterra l’incarico di riprodurre i più celebri monumenti italiani, quello di disegnare una medaglia del Genio Reale Britannico e di illustrare le vicende militari di cui fu protagonista il generale Durant. Giuseppe Garibaldi da Caprera scambiava con Cenni una fitta corrispondenza fornendogli notizie su combattimenti e sulla Legione Italiana di Montevideo. Nel 1876 Cenni conobbe il Gen. Genova Thaon di Revel che gli permise una grande conoscenza dell'ambiente militare. Dal 1878 al 1897 l’illustratore imolese pubblicò numerosi importanti volumi e, dal 1887, "L'Illustrazione militare italiana" rivista da lui fondata e finanziata che forniva una completa informazione per quanto riguardava le tradizioni, la storia e la struttura dell'Esercito Italiano.
sabato 13 dicembre 2008
Storia dei carabinieri: la missione in Crimea
L’esito della I guerra d’Indipendenza fu nefasto e lasciò il Regno di Sardegna in uno stato di profonda prostrazione, mentre rimasero vivissime le simpatie per i patrioti che continuarono la loro lotta e le rivolte si moltiplicarono; in tale contesto, assunse il carattere di grande pericolo l’arrivo in Liguria del Generale Giuseppe Garibaldi, reduce dell’eroica e sfortunata impresa romana. Toccherà ai Carabinieri il compito di arrestare l’Eroe dei due Mondi per evitare il degenerare di una situazione già esplosiva: il 5 settembre 1849, a Chiavari, il Capitano Basso riuscì a farsi seguire da Garibaldi, a dire il vero soprattutto grazie alla collaborazione dello stesso Generale che calmerà gli animi degli scalmanati ormai decisi alla rivolta. Non sarà l’ultima volta che i Carabinieri incontreranno Garibaldi e saranno numerose le altre occasioni in cui i militari dell’Arma faranno il proprio dovere anche quando comporterà loro impopolarità e contestazioni.
Nel 1855 il Corpo dei Carabinieri avrà modo di esprimere il proprio valore anche fuori dai confini nazionali, nella guerra tra Russia e Turchia per il possesso del Bosforo; il conflitto era iniziato l’anno precedente con Francia e Inghilterra alleate dell’impero Ottomano. Cavour, con la lungimiranza politica che gli è giustamente riconosciuta, inviò a fianco delle potenze occidentali un Corpo di Spedizione Sardo che il 9 maggio 1855 sbarcò a Balaklava; di questo faceva parte un distaccamento di 70 carabinieri, al comando del capitano Emanuele Trotti, che si distinguerà nell’agosto successivo, durante la battaglia della Cernaia, nella difesa dalle colonne russe di un caposaldo detto “la Rocca dei Piemontesi”.
Per il resto della campagna i Carabinieri svolsero una preziosa e capillare opera di scorta, guida, polizia civile e militare, nonché di soccorso ai colpiti dall’epidemia di colera, che contribuirà ad infoltire il loro invidiabile medagliere: 4 medaglie militari ottomane, 4 francesi, 37 “di Crimea” inglesi, 27 “di Crimea” Sarde.
In Patria la vittoria della Cernaia e nella guerra di Crimea rappresentò un riscatto dall’onta di Custoza e di Novara ed una spinta ad assumere un ruolo più attivo nella politica internazionale.
Nel 1855 il Corpo dei Carabinieri avrà modo di esprimere il proprio valore anche fuori dai confini nazionali, nella guerra tra Russia e Turchia per il possesso del Bosforo; il conflitto era iniziato l’anno precedente con Francia e Inghilterra alleate dell’impero Ottomano. Cavour, con la lungimiranza politica che gli è giustamente riconosciuta, inviò a fianco delle potenze occidentali un Corpo di Spedizione Sardo che il 9 maggio 1855 sbarcò a Balaklava; di questo faceva parte un distaccamento di 70 carabinieri, al comando del capitano Emanuele Trotti, che si distinguerà nell’agosto successivo, durante la battaglia della Cernaia, nella difesa dalle colonne russe di un caposaldo detto “la Rocca dei Piemontesi”.
Per il resto della campagna i Carabinieri svolsero una preziosa e capillare opera di scorta, guida, polizia civile e militare, nonché di soccorso ai colpiti dall’epidemia di colera, che contribuirà ad infoltire il loro invidiabile medagliere: 4 medaglie militari ottomane, 4 francesi, 37 “di Crimea” inglesi, 27 “di Crimea” Sarde.
In Patria la vittoria della Cernaia e nella guerra di Crimea rappresentò un riscatto dall’onta di Custoza e di Novara ed una spinta ad assumere un ruolo più attivo nella politica internazionale.
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